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giovedì 19 febbraio 2009

Il mio primo libro


Un'altra prima volta. Il primo racconto, il primo concorso... lo so, lo so che pubblicare un libro da soli non è proprio il massimo, se trovi qualcuno che te lo pubblica è meglio, oltretutto te lo promuove anche. Però questa casa editrice fa dei prezzi onesti. Uno sfizio me lo potevo pure togliere. Che diamine!
Poi, hai visto mai che qualcuno se lo compra anche?
Se vi interessa, lo trovate cliccando qui.

martedì 30 dicembre 2008

Pàssim - Racconti e poesie


Sembra fatto apposta, invece no. Stanno uscendo tutte assieme una serie di pubblicazioni che contengono miei racconti. "Pàssim - racconti e poesie" è l'antologia del Premio Panchina 2008, curata da Grazia Gliozzi. Contiene un mio pezzo che ha partecipato al concorso quest'anno.
Per informazioni e acquisto del libro contattate la casa editrice Odoya
Ciao
Piero

giovedì 4 dicembre 2008

Una storia nel cassetto


I puristi storceranno un po' il naso. Ma se da qualche parte esiste una raccolta di racconti con alcuni dei miei racconti bisogna che si sappia in giro. Anche se su Lulu e si tratta di una raccolta autoprodotta. Soprattutto perchè il ricavato andrà devoluto in beneficienza.

Il collegamento alla pagina del sito "Una storia nel cassetto" dove si parla di questo libro lo trovate qui.
Per acquistarlo direttamente invece cliccate qui.

Non è una buona idea per Natale?
Ciao
Piero

sabato 18 ottobre 2008

Racconto - Quaranta*


Che freddo avevo stamattina, Ale. Solo tu puoi capirmi. Sono andata in cucina e ho guardato fuori, attraverso la porta a vetri. Pongo scodinzolava. Sa bene come lo tratto, io. Altro che la stronza.
Ho guardato sulla tavola. Stamattina sopra c’era un settantadue, nel vasetto bianco e verde. E poi un ottantadue, nel bicchiere, con un po’ di caffè.
Ho chiuso gli occhi. Vedevo solo il quaranta. Nero, sullo sfondo rosso.
Tu sai come sono. Appena sveglia sono sempre incazzata. Il signor ottantadue e il suo amichetto settantadue sono volati nel cesso. Dura come il marmo, Ale!
Già che ero in bagno, l’ho fatto, Ale.
Quarantaquattro. Merda. Ma tu come hai fatto a scendere?
Mia madre era uscita. Oggi polpette, Ale. Mi ci gioco quello che vuoi. Come faccio? Saranno ottocento, se va bene.
Sono tornata in camera. Ho messo il riscaldamento a palla. Mi sono ranicchiata vicino al termosifone, sotto la coperta e con il phon acceso al massimo. L’ho inventato io, questo sistema contro il freddo. Che ne dici, Ale?
Ho acceso la tele. A quell’ora non c’è niente, solo cartoni e pubblicità. Però c’era quel programma sulla collezione primavera-estate. Che cazzo, Ale. Ma le hai viste?
Ho dovuto cambiare canale. E lì dolci, cioccolata! Lo stomaco mi stava facendo male.
Ma capita anche a te, Ale? Non credo. A te no. Non ti viene mai in mente di andare in cucina. Dovrei bere un cucchiaio di aceto, come fai tu, per farmi passare questa voglia.
Anzi. Mi prendo un lassativo. Ecco, ottima idea, ho pensato. L’ho comprati l’altro ieri, ne dovrei avere ancora. Mi fanno un po’ male alla pancia, ma almeno non penso ad altro.
Niente. L’ho finiti.
Quaranta.
A un certo punto mi sono svegliata. Sai quando ti guardi in giro e dici dove sono? Mi girava la testa. Che cazzo ci faccio in cucina, mi sono chiesta.
Mi sono guardata le dita. Poi sul tavolo. Ale, se mi avessero dato una coltellata, non avrebbero trovato neanche un po’ di sangue.
Davanti a me c’è solo il barattolo di nutella, vuoto.
Ale! Ma hai visto che cazzo ho fatto? Ale, mi devi aiutare, non ce la posso fare da sola! Sei o no la mia socia?
Sono corsa in bagno e mi sono infilata lo spazzolino in gola. Quella merda alla nocciola non mi avrà, ho pensato.
L’ho vista la chiazza rossastra. All’inizio mi faceva paura. Adesso so bene che è buon segno. Significa che è uscito tutto. Pensa che prima che tu me lo spiegassi mi sembrava la buccia di una mela. Ma sarò scema o no?
Poi quando vomito mi sento bene. Mi sento come Dio. Ho il controllo. Decido io.
Mi sono rimessa sotto la coperta con il phon. Mi sentivo stanca, Ale. Mi sono appisolata.
A un certo punto, la voce della troia mi ha svegliato. Indovina un po’? Mi ha comprato le polpette!
Vaffanculo. Tanto anche queste se le mangia Pongo.
Ma come facevi tu a metterti nuda davanti allo specchio e a mangiare lentamente? Non avevi freddo?
Chissà se quando una muore sente questo freddo.
Ma che mi viene da pensare! Tra qualche giorno starò benissimo. Sarò bellissima! Anzi, ora mi alzo e vado a correre. Almeno un ora. Mi copro per bene e mi faccio cinque volte il giro del parco. Milleduecento. Milleduecento calorie in meno. Poi oggi pomeriggio ti vengo a trovare.
Quella troia mi ha nascosto la tuta. Dice che la devo smettere di andare al parco tutti i giorni, che è pericoloso.
Che bello infilarsi i pantaloni senza doverli sbottonare, Ale, avevi proprio ragione. Poi oggi pomeriggio ti vengo a trovare. Vengo a vedere come fai a non mangiare, con tutti quei dottori intorno. Solo io lo so cosa ti serve, Ale. Ma perché non ci lasciano in pace?
Quaranta chili. Taglia trentotto. Ancora qualche giorno, Ale.

* vincitore del concorso A-Zine del mese di Ottobre 2008 su A.S.I.MOV.

lunedì 25 agosto 2008

"Orologi" - A-Zine di Agosto 2008 sul sito di A.S.I.MOV.

Come faccio a spiegarvi in due parole cosa è il concorso A-Zine? Impossibile fare meglio di Luigi Bruno Cristiano, meglio conosciuto in giro per il web come "remote", che sul sito A.S.I.MOV. lo descrive così:

Il concorso A-Zine è un concorso che l'Associazione A.S.I.MOV. organizza per i Soci:
I racconti vincitori verranno stampati in un semplice foglio A4.
Quel foglio A4, piegato in un determinato modo, produrrà una sorta di libretto che sta comodamente
in un taschino, e non ha bisogno di rilegatura.
Il nostro sogno è questo:
se ognuno di noi scaricasse il racconto vincitore in formato A-Zine che verrà
confezionato dalla redazione e contenente il racconto del mese e se ne preparasse
almeno 10 copie spargendole in giro; dandole alle librerie, ai passanti, abbandonandoli
sui tram, otterremmo una cosa che non si è mai vista.
Gli scrittori A.S.I.MOV. sono in movimento e lo saranno anche i loro racconti.
In pratica porteremo quel NON LUOGO che è la Rete nella Vita reale e dalla Vita Reale
porteremo i lettori alla Rete. Questo perché sulle A-Zine c'è un invito a chi le raccogliesse
di raggiungerci qui, nel Portale A.S.I.MOV., di registrarsi e di dirci dove l'hanno trovata.
Le A-Zine sono il biglietto da visita dell'Associazione, sono la misura della qualità di quanto
scriviamo, siamo noi in molteplici luoghi, contemporaneamente, stando tranquillamente sul divano.

(da un'idea di Luigi Bruno Cristiano)


... il tutto per dirvi che "Orologi" è l'A-Zine di Agosto 2008.

Ciao
Piero

Racconto - Orologi*


- Guarda questo! Non è bellissimo?
- A me piace questo.
- Lo sapevo! Guarda, non ti mettere strane idee in testa che questa collezione è strettamente personale. Piuttosto…
Erika si gettò sulle labbra di Matteo con foga, infilandogli la lingua nella gola.
- Erikaaaa! Tra poco si mangia! – urlò una voce dalla cucina.
- Arriviamo! – rispose lei dopo essersi staccata meccanicamente, lasciando gli ormoni di Matteo in subbuglio.
- Non che ci tenessi a farti venire a cena - disse lei sottovoce – ma sai, mio padre è così. Se esco con un ragazzo lo vuole conoscere. Mi tormenta!
- Nessun problema. E poi tuo padre sembra uno a posto, l’ho visto prima…
- Sì, poi alla fine… - Erika si avventò nuovamente su di lui, riprendendo il discorso. Lui partì al contrattacco, infilandole le mani sotto il maglione. Mentre stava per toccare il paradiso, Erika si ritrasse.
- Aspetta! Sei matto? Se entra mio padre è capace di farti a fettine! – disse lei, ricomponendosi.
Mentre Matteo si stava chiedendo in quale modo lecito avrebbe potuto calmare quel branco di rinoceronti scatenati da Erika, lei prese un altro pezzo dalla sua corposa collezione e glielo porse.
- Guarda qua! L’ultimo arrivato. Questo modello lo usano i paracadutisti, se spingi qua diventa un altimetro!
- Bello. Il cinturino poi è stupendo! – Matteo cercò di trovare da qualche parte un pò di interesse.
- E il tuo? Fa vedere! – Erika prese il polso di Matteo e lo tirò con forza verso di sé. Matteo sorrise.
L’irruenza di Erika non faceva altro che eccitarlo ancora di più.
- Ma questo è diverso da quello che avevi l’altro giorno.
- Si, l’ho comprato stamattina. E’ la prima volta che compro un orologio da sub – disse lui, che ben sapendo della passione di lei, si era premunito.
- Ma che colori! – disse lei, continuando a girare e rigirare il polso. Poi prese a baciargli l’avambraccio, il bicipite, via via salendo, fino al collo.
Quando fu il momento della bocca, arrivò il richiamo da dietro la porta.
- Ragazzi! E’ pronto!
- Veniamo subito! – e poi rivolta a Matteo, in un orecchio – dopo cena i miei vanno a letto presto. Restiamo a vedere la televisione sul divano…
Non fece tempo a finire la frase che prese il lobo dell’orecchio tra le labbra, sospirando. Matteo pensò che quella sarebbe stata la cena più lunga della sua vita.
Mano nella mano, arrivarono in sala, dove trovarono la tavola apparecchiata e si sedettero entrambi. Matteo notò che aveva la porta della sala alle spalle e la cosa lo metteva a disagio. Ma il pensiero del dopocena sovrastava tutto.
- Assaggia questo vino, lo fa mio nonno, è buonissimo – disse Erika, riempiendo il bicchiere di Matteo – non hai ne mai assaggiato uno così!
- Poco però - e si portò alla bocca il calice di cristallo. Il vino era molto forte e aveva un leggero sapore di mandorla che lo rendeva piacevole.
Chiacchierando con Erika, Matteo bevve gradualmente tutto il calice. Dopo qualche minuto, mentre si sedevano il fratello di Erika e la mamma, Matteo cominciò a sudare. Parlava e sudava.
Si rese conto che era meglio darsi una rinfrescata, ma le gambe non rispondevano. Fu preso dal panico.
- Erika, accompagnami al bagno. Sto male! – disse sottovoce.
- Non ti preoccupare, il vino è molto forte.
- Ma…
Svenne sulla sedia.
Il papà emerse dalla porta, con un contenitore in mano.
- Prima io – disse Erika, aprendo il contenitore.
Estrasse una mannaia e prese il braccio di Matteo. Lo posò sul tavolo e lo tranciò di netto.
- Quest’orologio mancava proprio, alla mia collezione! – disse trionfante, mentre il papà, con un taglio da chirurgo, staccò di netto la testa di Matteo e la porse alla moglie, per la cena.

* vincitore del concorso A-Zine di agosto 2008 su A.S.I.MOV.

sabato 14 giugno 2008

L'attesa è stata lunga....

Beh... da qualche parte bisogna pur iniziare. Capisco che avere tra le mani il proprio primo romanzo è un'altra cosa.
Io però sono un principiante e credo che quando ho scritto "La lisca", a Maggio 2007, non immaginassi che un giorno sarebbe uscito in un'antologia della De Agostini, chiamata "Tremilaseicento battute, spazi inclusi" assieme al fascicolo n. 56 del corso "Scrivere".
Insomma, non la facciamo tanto lunga. Sono felice e volevo condividere questa gioia con voi.

Alla prossima!
Ciao
Piero

domenica 14 ottobre 2007

Racconto - La lisca


“Signora, guarda che stoffe! Signoraaaa!”.
Quando Vito Cammarata vendeva le sue stoffe era imbattibile. Con il suo carretto girava casa per casa, mercato per mercato e il suo urlo oramai lo riconoscevano tutti. Dopo un paio di “Signoraaaa” il suo carretto era attorniato da donne che cercavano questa o quella stoffa, per confezionarsi il proprio vestito.
Vito aveva cinque figli maschi, uno più bello dell’altro: Tonino, Carmelo, Rosario, Nunzio e Giuseppe. La signora Rosaria aveva il suo daffare, a tenerli a bada… ma quanta fame soffrivano i ragazzi. Era l’Italia del 1950, certi giorni la signora Rosaria mandava i pargoli al pascolo in campagna, a sfamarsi con quello che trovavano.
Tonino era un asso nel catturare qualsiasi essere vivente commestibile e gli altri facevano tabula rasa di piselli, zucchine, pomodori e quant’altro potesse offrire la campagna. Ma che fame… i fratelli Cammarata sono cresciuti portandosi dietro una fame inestinguibile, come se qualsiasi cosa non fosse abbastanza per togliere loro questa sensazione. Sono diventati grandi e, seguendo le orme di Vito, sono diventati tutti commercianti di stoffe, con il pallino degli affari e del mercanteggiare.
Rosario ha messo anche un banco al mercato, per continuare la tradizione di famiglia. Se la passano bene economicamente, i fratelli Cammarata. Ma quella fame non li abbandona mai. Tant’è che uno di loro, Carmelo, ha messo su un ristorante, “Il carretto”, per dare sfogo alla propria passione per la cucina e per il cibo. Carmelo è un cuoco nato. Sa associare e cucinare gli ingredienti più disparati, creando dei piatti incommensurabili.
Da quando il ristorante è stato inaugurato, ogni mercoledi’ sera, quando c’è il giorno di chiusura, i fratelli Cammarata si riuniscono e si concedono delle cene inimmaginabili. Questo era diventato il loro modo per placare quella fame che si portavano dietro. Ovviamente, non si risparmiavano in niente.
Piano piano, vuoi l’età, vuoi le abbondanti libagioni, prima Carmelo, poi Rosario e via via gli altri fratelli sono stati messi alle strette dal dottore. “Basta con le cene infinite, se non volete finire tutti col diabete”. Che sfortuna. Ora che avrebbero potuto mangiare qualsiasi cosa, non si sarebbero potuti mangiare quasi più nulla. Cosi’ il rito della cena del mercoledi’ era diventato una specie di cena dei ricordi, a base di verdure lesse, pesce lesso e acqua minerale. Carmelo addirittura si rifiutava di cucinare quella roba e aveva incaricato un giovane cuoco, Roberto, per la preparazione di quello che rimaneva della cena del mercoledi’.
Una volta però successe qualcosa. I fratelli erano seduti attorno al tavolo, che fissavano tristi una lisca di spigola lessa, appena coperta da un ciuffetto di bieda… improvvisamente, Carmelo si alzò di scatto, come indemoniato: “Robertoooo!” “Che c’è?” Roberto stava sistemando la cucina e usci’ di corsa a quell’urlo. “Senti, guagliò” gli fece Carmelo, prendendo con due mani il piatto da portata con la lisca della spigola e dandolo al cuoco , “prendi questa, poi la metti in una padella grande con un po’ d’aglio, poi ci spremi tre quattro pomodorini. Poi prendi un pacco di spaghetti del cinque, poi li cuoci e li ripassi qua…”
Carmelo muoveva le mani come se avesse la padella in mano. ”Poi ci porti due litri di bianco. Fresco. E vaffanculo al dottore e alla dieta!” Un urlo da stadio scosse il ristorante “Il Carretto”. Cosi’, da quella sera, durante la cena del mercoledi’, i fratelli Cammarata qualche volta conservano la lisca del pesce lesso fino alla fine, non si sa mai…