giovedì 27 novembre 2008

Amore di mamma


- Hai acceso?
- Sì, sono pronto.
Lothar si sistemò i capelli. Si chiamava Mattia, ma nessuno poteva chiamarlo così, senza rischiare grosso. Guardò in camera e iniziò a parlare, con tono professionale.
- Signore e signori buonasera. Siamo qui vicino al fiume per quello che sarà l’evento della stagione. Il processo a un infame.
Lothar indicò l’albero alla sua destra. Giulio abbassò lentamente l’inquadratura, scoprendo un ragazzo con gli occhi spalancati e la faccia tumefatta, legato e imbavagliato.
- Vostra maestà, potreste dirci di cosa è accusato questo povero giovine? – disse Giulio, mentre ridendo continuava a riprendere il ragazzo imbavagliato.
- Ma certamente. Anzi, faremo di più. La sua sorte sarà decisa dai presenti. Noi esporremo solo le prove a suo carico.
- LOTHAR! LOTHAR! – un incitamento cadenzato si levò per qualche secondo alle spalle di Giulio. Altri tre spettatori assistevano divertiti alla scena. Claudio, Fabio e Andrea, gli altri devoti sudditi di Lothar. Bene. Allora, l’infame è accusato di aver tentato di sottrarsi al rito di iniziazione.
- Ma questa è una cosa gravissima! – disse Fabio.
- Esatto. Si è rifiutato di consegnare il telefonino, come hanno fatto tutti i suoi compagni della prima G. Non solo. Appena ha potuto ha raccontato l’accaduto ai professori e al preside!
- NOOOOO!
- Eh si. Si è creata una situazione molto spiacevole. Siamo stati interrogati. Forse ci sospenderanno.
- Ma è incredibile, vostra maestà!
- E lo sapete cosa ha fatto quando lo abbiamo bloccato all’uscita della scuola e abbiamo cercato di capire il perché di questo accanimento contro la nostra persona? Si è divincolato e siamo stati morsi! Non ci credete? Guardate qua!
Lothar si sbottonò il polsino della camicia e si tirò su la manica, lasciando intravedere una cicatrice piuttosto evidente.
- Dopo tutto ciò, secondo voi, può essere lasciato impunito?
- NOOOOOO!
- Bene. Confidate nell’immensa saggezza del vostro sire?
- Sì, vostra maestà!
- Noi proponiamo che gli vengano spezzate le dita dei piedi e delle mani.
- SIIIII!
- Bene. Che gli sia tolto il bavaglio. Che le sue urla salgano al cielo. Che anche la luna si accorga del suo dolore! Che sia eseguita la sentenza.
I tre spettatori si avvicinarono al ragazzo e gli tolsero il bavaglio. Per tutta risposta, appena ebbe la bocca libera, questi tentò di morderli.
- Bastardo! Cane rabbioso! – disse Claudio tirandogli un sonoro ceffone, mentre gli toglievano le scarpe. Mentre due a fatica lo tenevano fermo, Andrea prese un paletto di legno da terra e lo brandì con due mani. Lo posò sull’alluce sinistro del ragazzo, prendendo la mira. Poi lo alzò al cielo e vibrò il primo colpo.
L’urlo del ragazzo scosse la campagna. I suoi occhi si iniettarono di sangue e la voce si fece più roca. Un filo di bava scivolò via sulla guancia.
Tutti risero di gusto. Lothar invece si era messo seduto davanti al ragazzo con le gambe incrociate, a godersi la scena e lanciò una feroce occhiata ad Andrea, che si preparò subito al secondo colpo. Giulio nel frattempo riprendeva tutto, con impegno.
Il secondo colpo frantumò l’indice e il medio. Il ragazzo emise un urlo rabbioso.
- MAMMMAAAAAAAA!!!
- Chiama la mamma, che tenero! – disse Giulio rivolto a Lothar, che scosse la testa.
- MAMMMAAAAAAAA!!! – la voce si fece ancora più roca e rabbiosa.
- Sì sì, come no! Mamma, chiama mamma!
Lothar vide cadere il paletto per terra, con una delle due mani di Andrea ancora attaccate. Alzò lo sguardo.
Un essere alto circa due metri, con la testa di cane staccò l’altro braccio di Andrea con un morso.
- Mamma! – disse sospirando il ragazzo seduto per terra.